Per molte attività settembre somiglia a un nuovo inizio molto più di quanto lo sia gennaio, perché ripartono insieme progetti, clienti, corsi, campagne e contenuti, tutti nella stessa settimana. Vale per chi online c’è già e vorrebbe rimettere ordine, e vale ancora di più per chi finora non ha costruito niente, perché settembre è il mese in cui le persone ricominciano a cercare e a decidere a chi rivolgersi.
E se stai pensando che una presenza digitale tu non ce l’hai, ti fermo subito, perché qualcosa su di te potrebbe esistere già: una scheda che Google ha creato da solo con il nome della tua attività, una vecchia pagina Facebook aperta anni fa e mai più toccata, il tuo numero dentro un elenco che non hai mai compilato. La domanda vera, allora, diventa un’altra: quello che le persone trovano quando ti cercano lo hai deciso tu, oppure è semplicemente capitato?
Verso la fine dell’estate mi arrivano quasi sempre richieste che somigliano a una lista della spesa: la scheda Google da sistemare, il profilo Facebook fermo da mesi, le recensioni a cui nessuno ha mai risposto, il sito che andrebbe rifatto. La lista è quasi sempre corretta, nel senso che quelle cose vanno davvero sistemate, e prima di toccarne una faccio comunque le stesse due domande.
Com’è messa oggi la tua presenza digitale, e cosa vuoi ottenere nei prossimi mesi? Finché non ho una risposta a queste due, sistemare la scheda Google resta un compito eseguito bene dentro un piano che non esiste, e a dicembre rischiamo di ritrovarci con tutto in ordine senza aver capito se quel lavoro ci ha avvicinato all’obiettivo. Qui sotto trovi il percorso che seguo per rispondere a quelle domande e trasformarle in un mese di lavoro che sta in piedi, sia che tu debba sistemare, sia che tu debba cominciare da zero.
In sintesi
- Anche chi non ha mai costruito niente online può avere già qualcosa in rete senza saperlo.
- Cercati come farebbe un cliente, con le sue parole e in chiave locale, su Google, nei social e dentro gli assistenti AI.
- Verifica di chi sono proprietà e accessi di ogni profilo prima di programmare qualunque lavoro.
- Per un’attività locale idonea, la scheda Google può essere la prima priorità, anche prima del sito.
- Settembre è il mese giusto per chiedere le recensioni a chi hai servito prima dell’estate.
In quale settembre si trova la tua attività
Settembre non significa la stessa cosa per tutti, e conviene ricordarselo prima di copiare il piano di qualcun altro: un professionista riprende proposte e collaborazioni, chi fa formazione ha corsi da presentare entro poche settimane, un negozio che finora ha vissuto di passaparola può usare questi mesi più tranquilli per mettersi in condizione di essere trovato, mentre chi lavora nel turismo, qui in Sicilia, può essere ancora dentro la stagione e avere pochissimo spazio per progetti nuovi.
Parti quindi dagli impegni veri che hai davanti e dai servizi che puoi davvero erogare nelle prossime settimane, poi scrivi una frase sola: «questo mese voglio rendere più facile ______ per ______». Per esempio rendere più facile chiedere informazioni sul prossimo corso a chi sta valutando se iscriversi, oppure permettere a chi cerca un fabbro nella mia zona di trovare il numero giusto senza chiedere in giro.
«Essere più presente sui social» invece lascia aperte troppe decisioni, tanto che a fine mese nessuno sa dire se sia stato fatto, mentre una frase precisa ti dice già quali attività meritano spazio in agenda e quali possono aspettare l’anno prossimo.
Cercati come farebbe un cliente e guarda cosa trova
Prendi il telefono e mettiti nei panni di chi ha un problema da risolvere e non ti conosce. Comincia dal nome della tua attività, per capire se contatti e informazioni sono giusti. Poi fai la prova che conta per chi ancora non ti conosce: cerca il servizio che vendi insieme al nome del tuo paese, come farebbe chi ha bisogno adesso. «Fabbro Noto», «commercialista Siracusa», «bed and breakfast Val di Noto»: sono queste le parole che le persone digitano, ed è su queste che devi vedere se compari.
Il riferimento locale non è un dettaglio da aggiungere alla fine. Se lavori soprattutto con clienti della zona, la ricerca da simulare è quella di chi vuole qualcuno vicino. Se invece ospiti turisti o lavori anche a distanza, ragiona sui luoghi e sulle esigenze con cui quelle persone ti cercano.
Cerca anche dentro i social e dentro gli assistenti AI
Scrivi le tue parole chiave nella ricerca di Instagram e di Facebook, aggiungi la zona, e guarda se compari e in che posizione. Se il tuo profilo esce dopo quelli dei concorrenti, comincia dalle cose che puoi controllare: in biografia c’è la parola che descrive il tuo servizio? Il nome del comune si trova da qualche parte? Sono verifiche utili, anche se da sole non spiegano la posizione del profilo.
Poi fai la stessa prova dentro ChatGPT, Perplexity o Gemini: chiedi «a chi posso rivolgermi per [il tuo servizio] a [la tua città]» e leggi con attenzione la risposta. Se compaiono tre concorrenti e tu no, hai uno spunto da approfondire: quali informazioni mostrano e quali fonti puoi aprire? Quando questi strumenti cercano sul web possono consultare pagine pubbliche, ma fonti e risposte cambiano secondo lo strumento e la domanda. Ripeti la prova con qualche variante e controlla i link: una risposta sola non è una classifica stabile della tua attività.
Se hai già una presenza online
Ripercorri tutta la strada fino in fondo: dalla ricerca arriva alla pagina del servizio, leggi la descrizione come se non sapessi nulla, prova ad arrivare al contatto. Ogni volta che devi cercare più di qualche secondo fermati e annota, perché quello che a te costa un attimo a chi non ti conosce costa la voglia di continuare.
Approfittane anche per un lavoro che a settembre rende parecchio: torna dalle persone che hai servito prima dell’estate e chiedi loro una recensione, finché se lo ricordano bene, con un messaggio scritto a mano invece di un modulo automatico. E rispondi a quelle già ricevute rimaste in sospeso, comprese le positive, perché una recensione senza risposta somiglia a un cliente lasciato sulla porta.
Bastano cinque controlli:
- Ti trovi facilmente cercando le parole chiave che userebbe un tuo cliente, invece del nome della tua attività?
- Le informazioni su disponibilità, orari e contatti sono aggiornate e uguali ovunque?
- Mettendoti nei panni di chi arriva, si capisce per chi lavori, dove lavori e quale problema risolvi? E le domande che ti fanno più spesso trovano già una risposta scritta da qualche parte?
- Ci sono elementi concreti che aiutano a fidarsi, come recensioni, lavori fatti o il tuo metodo spiegato?
- Il percorso per chiedere informazioni funziona davvero, e poi qualcuno risponde? Vale anche per commenti e messaggi sui social, dove un commento lasciato lì senza risposta lo vedono tutti.
Sul quarto punto mi fermo un momento, perché la pagina che racconta chi sei conta più di quanto sembri: chi sta valutando se scriverti può cercarci conferme prima di decidere. La mia la trovi in Chi sono, se ti serve un riferimento su come impostarla.
Se stai partendo da zero
Qui la sorpresa arriva quasi sempre, perché quello che trovi raramente somiglia al nulla che ti aspettavi, e la parte più scomoda riguarda proprio ciò che esiste senza che tu lo sappia. Google può aver generato da solo una scheda della tua attività con gli orari sbagliati; su Facebook potresti avere una pagina aperta anni fa da un dipendente oppure un profilo personale usato come azienda, che sono due cose diverse; l’accesso a Instagram magari ce l’ha ancora chi ti seguiva la comunicazione due contratti fa.
Fai quindi l’inventario di quello che c’è, e per ogni voce segnati tre cose: se le informazioni sono corrette, se puoi rivendicarne il controllo, se vale la pena tenerla in vita oppure chiuderla. Una pagina abbandonata con l’orario sbagliato fa più danni di una pagina che non esiste, perché manda via il cliente convinto che tu abbia chiuso.
Qui la parte più faticosa raramente è tecnica, perché il tempo se ne va quasi tutto a capire di chi sia la proprietà di ogni cosa. Nell’accoglienza lo vedo di continuo: strutture che anni fa hanno affidato la comunicazione a qualcuno che nel frattempo ha cambiato lavoro, e oggi non sanno con certezza quali profili risultino attivi a loro nome. Salti mortali per riprendere il controllo di qualcosa che è già loro.
Il recupero degli accessi merita un discorso a parte, perché le procedure cambiano da piattaforma a piattaforma, e gli dedicherò presto un articolo. Qui basta sapere che quella verifica va fatta per prima: una scheda su cui non hai i permessi non la puoi sistemare, e accorgersene dopo aver programmato il mese può far saltare il lavoro che avevi previsto.
E se davvero non esce niente, quella è già l’informazione che ti serve: la tua priorità diventa esistere in un posto solo, fatto bene, dove chi ti cerca ti trova e riesce a contattarti.
Per una visione più ampia di come dovrebbe funzionare l’insieme c’è la guida alla presenza digitale delle PMI, mentre qui il controllo serve soltanto a scegliere l’intervento del mese.

Scegli una priorità e costruisci il resto intorno
Dopo il controllo avrai probabilmente dieci cose da sistemare o da costruire, e per metterle in ordine uso tre criteri: quanto ostacolano il cliente, quanto sono legate all’obiettivo che hai scritto, quanto lavoro richiedono.
Per una piccola impresa locale partirei dalla scheda Google
Quando lavoro con una PMI che opera su un territorio, parto spesso dalla scheda Google: rivendicarla se esiste già, crearla se non c’è, completarla come si deve con categoria giusta, servizi, orari veri, foto e contatti che funzionano. Prima verifico però che l’attività abbia i requisiti: chi lavora esclusivamente online non è idoneo al profilo, come chiariscono le regole di Google.
Può venire prima del sito, e te lo dico sapendo che detto da un consulente digitale suona strano. Se il problema è farsi trovare in zona e rendere disponibili contatti e orari, partirei da lì. Il sito richiede un progetto a sé, tra contenuti da scrivere e materiale da recuperare, e i tempi dipendono dal lavoro necessario. Intanto puoi raccogliere le domande di chi ti trova e usarle per costruirlo meglio; se invece ti serve subito una funzione che la scheda non offre, il sito può diventare la priorità.
Il criterio che uso, quando l’obiettivo è facilitare le richieste: prima gli interventi che aiutano la persona ad arrivare al contatto, poi il resto.
Poi le due attività di supporto
Prendiamo un professionista che vuole presentare un servizio rivolto alle piccole imprese: la priorità diventa chiarire la pagina di quel servizio, e le due attività di supporto sono aggiornare la descrizione del profilo e preparare un contenuto che risponda a un dubbio che i clienti gli pongono davvero. Tre interventi, una direzione sola.
Aprire anche un altro social, cambiare logo e avviare una newsletter significherebbe invece prendere tre direzioni diverse nello stesso mese, e ognuna vorrebbe il suo tempo. Aprire cinque canali insieme a settembre porta soltanto ad averne cinque abbandonati a novembre.

Il lavoro dei primi 30 giorni
Una priorità comincia a servire quando sai dove collocarla tra appuntamenti, consegne e imprevisti, quindi il percorso qui sotto puoi iniziarlo anche a settembre già avviato, adattandolo al carico che hai davvero.
Prima settimana: scegli e prepara
Se una presenza online ce l’hai già, l’obiettivo te lo suggeriscono i problemi che hai appena trovato: il modulo che non consegna, la pagina che non si capisce, le recensioni ferme da un anno. Parti da quelli e scegli il più grosso.
Se invece stai cominciando adesso il lavoro viene prima ed è di altro tipo, perché devi decidere tu cosa vuoi ottenere e come vuoi presentarti: a chi ti rivolgi, cosa vendi davvero, quali valori vuoi far passare, di cosa hai intenzione di parlare. Nessuno strumento può deciderlo al posto tuo, e senza quelle risposte aprire un profilo significa avere un posto vuoto in più da mantenere.
Annota poi da dove parti e prenota uno spazio realistico in agenda, stabilendo fin da subito quali imprevisti giustificano spostarlo: l’urgenza di un cliente sì, una nuova idea da provare no, quella finisce nella lista del mese prossimo.
Seconda settimana: recupera il controllo e completa l’intervento
La seconda settimana serve a portare avanti quello che la prima ha aperto. Se mancano gli accessi, il recupero va avviato già durante il controllo iniziale, perché i tempi non dipendono tutti da te. Qui segui le richieste ancora aperte: recuperare l’account che nessuno usava, rientrare nella pagina Facebook, verificare a quale portfolio business di Meta è collegata, rivendicare la scheda Google, controllare in che stato è quel canale YouTube aperto anni fa.
Mentre lo fai prepara un inventario: quale mail è collegata a cosa, chi ha i permessi e quale gestore di password conserva le credenziali, senza copiarle nel documento. Sembra burocrazia ed è invece il documento che ti salva la prossima volta che un collaboratore se ne va.
Solo a quel punto lavora sulla priorità scelta, verificando il risultato dal telefono oltre che dal computer. E quando ti manca una competenza, definisci con precisione il supporto da chiedere: «mi aiuti a capire perché il modulo non consegna le richieste?» ottiene risposte utili, «mi sistemi il sito?» quasi mai.
Terza settimana: collega i contenuti alla priorità
Se stai partendo, questa è la settimana del tuo primo piano editoriale, e deve essere piccolo per davvero: due o tre uscite al mese che riesci a sostenere anche nei periodi pieni, costruite attorno alle parole che le persone usano per cercarti e alle domande che ti fanno di continuo. Rispondere a una domanda vera porta più lontano di un post che spinge alla vendita, perché ti fa incontrare da chi sta ancora capendo cosa gli serve.
Se invece una presenza ce l’hai già, usa questa settimana per rinfrescarla: riprendi i contenuti che avevano funzionato e aggiornali, e sfrutta il periodo, perché il rientro resta uno dei momenti migliori dell’anno per presentare un servizio nuovo, una promozione di stagione o quella novità che avevi in cantiere da mesi.
Se il problema è proprio produrre il materiale, nella guida alle app e agli strumenti per creare contenuti trovi le opzioni organizzate per esigenza, ricordando che lo strumento si sceglie dopo aver chiarito cosa deve farti fare, mai prima.
Quarta settimana: controlla e decidi cosa prosegue
Verifica prima il lavoro fatto — informazioni corrette, accessi recuperati, richieste seguite, contenuti pubblicati — e solo dopo guarda i primi segnali. Le domande di fine mese sono tre: cosa sta funzionando, cosa va migliorato, e cosa è saltato fuori che non avevamo previsto. L’ultima porta più informazioni delle altre due, perché nel controllo iniziale qualcosa sfugge sempre.
Il modulo lo provi appena hai finito di sistemarlo; a fine mese guardi anche se sono arrivate domande più pertinenti. Per capire gli effetti sulla visibilità nei motori di ricerca o sulle vendite con decisioni più lunghe può servire più tempo, e lì la cosa più utile è continuare a osservare senza cambiare direzione a ogni oscillazione.

Misura qualcosa che ti aiuti a decidere
Le piattaforme possono cambiare il modo di contare e presentare i numeri, quindi prima di confrontare due periodi leggi cosa misura davvero quel dato: copertura e visualizzazioni, per esempio, non sono sinonimi. Inseguire la singola metrica serve a poco, e conviene ragionare per livelli.
- Visibilità — quante persone hanno incontrato quello che hai pubblicato o la tua scheda.
- A chi stai arrivando — se quelle persone somigliano ai clienti che vuoi, usando i dati disponibili e quello che emerge dalle richieste.
- Interazione — chi si è fermato, ha salvato, ha commentato, ha scritto in privato.
- Conversione — chi ha compiuto il passo che volevi ottenere: una richiesta sul servizio, una prenotazione o un acquisto.
Il primo livello da solo racconta pochissimo, e i guai cominciano quando ci si ferma lì. Diecimila persone raggiunte sparse per l’Italia valgono meno di duecento raggiunte nel tuo comune, se quello che vendi lo compra chi abita a venti minuti da te, ed è esattamente per questo che il secondo livello conta più del primo.
Chi ha appena iniziato ha la vita più semplice, perché il primo segnale che conta è elementare: qualcuno ti ha contattato dicendo di averti trovato lì. Nel rendimento di un profilo Google verificato puoi trovare, quando disponibili, le richieste di indicazioni e i clic sul pulsante per chiamare. Sono segnali di intenzione: il clic non conferma che la chiamata sia avvenuta, così come le indicazioni non confermano una visita. Per arrivare al quarto livello, collegali alle richieste, alle prenotazioni o agli acquisti che ricevi davvero. Le definizioni sono nella guida di Google al rendimento.
Una variazione dopo un intervento è un segnale da approfondire, e da sola non dimostra che il merito sia di un post o di una modifica al sito.
Se ti manca tempo, riduci il lavoro
Diciamocelo con onestà: quasi nessuno ha davanti un mese libero per fare queste cose. Tra clienti, fornitori, la giornata che salta e quella che si allunga, il tempo vero che riesci a dedicare alla tua presenza online sono forse due ore a settimana, e certe settimane nemmeno quelle.
Quando la lista non entra in agenda tengo allora solo il compito che rimuove l’ostacolo più concreto — rivendicare quella scheda Google che qualcun altro ha creato per te, aggiornare una pagina, chiarire un’offerta — e lo faccio bene, invece di iniziarne tre e finirne zero. Un mese con una sola cosa portata a termine vale più di un mese con cinque cose iniziate, e a dicembre la differenza si vede.
Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale, che conviene provare su un’attività circoscritta, per esempio ricavare una scaletta da informazioni che hai già verificato tu, mettendo però nel conto anche il tempo che serve per controllare e correggere il risultato. Se in questi mesi hai iniziato a usarla per i contenuti, aggiungi alla lista una voce che in molti si stanno dimenticando: dal 2 agosto 2026 si applicano obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act, che dipendono dal contenuto e dall’uso che ne fai. Prima di aggiungere una dicitura, verifica quali riguardano il tuo caso: una scaletta assistita dall’AI e un video che fa sembrare reale una scena inventata richiedono valutazioni diverse.

Quattro righe prima di chiudere
Prima di lasciare questa pagina, prova a completarle:
- Questo mese voglio rendere più facile…
- Il primo ostacolo da rimuovere, o la prima cosa da creare, è…
- Me ne occupo io / se ne occupa… entro…
- Controllerò se è cambiato qualcosa osservando…
Ti prendono cinque minuti, e ti risparmiano un mese passato a fare un po’ di tutto senza concludere niente.
Se fai fatica a scegliere, partiamo proprio da qui.
Scrivimi cosa fai e cosa vorresti ottenere nei prossimi mesi: che tu abbia un sito da rimettere in ordine o non abbia ancora niente, da quelle due informazioni tiriamo fuori una priorità concreta. Nella consulenza formativa partiamo dal tuo punto di partenza reale e dalle competenze che ti servono per andare avanti da solo.
Domande sulla ripartenza digitale
Da dove parto se non ho mai avuto una presenza online?
Dal cercarti su Google e guardare cosa esce, perché quasi sempre qualcosa esiste già e conviene riprenderne il controllo prima di costruire altro. Poi punta su un posto solo dove essere trovato, con contatti, orari e servizi corretti: per un’attività locale con i requisiti per averla, partirei dalla scheda Google.
Esiste una scheda Google della mia attività che non ho mai creato?
Può succedere, perché Google raccoglie informazioni da fonti pubbliche e da segnalazioni degli utenti, e capita che una scheda risulti attiva senza che il titolare lo sappia. Cerca il nome della tua attività su Google Maps: se compare e non l’hai creata tu, puoi avviare la procedura per rivendicarla e correggere quello che non va.
Non so più chi ha gli accessi ai miei profili: cosa faccio?
Prima ricostruisci a quale indirizzo mail o numero di telefono è collegato ogni account, perché da lì passano quasi tutte le procedure di recupero. Poi segui la procedura ufficiale della singola piattaforma: può essere necessario dimostrare il legame con l’attività, e possibilità e tempi dipendono dal caso. Mettilo in conto come lavoro a sé, prima di programmare qualsiasi altra cosa: a questo tema dedicherò presto una guida completa.
Compaio quando qualcuno mi cerca dentro ChatGPT o Perplexity?
Il modo più rapido per scoprirlo è provare: chiedi a uno di questi strumenti a chi rivolgersi per il tuo servizio nella tua zona e leggi la risposta. Ripeti la domanda con qualche variante e apri le fonti mostrate, quando presenti. Una singola risposta non è una classifica stabile: usala per individuare informazioni mancanti o sbagliate, poi correggile sulle pagine che controlli.
Devo per forza aprire i social?
No, e aprirli tutti insieme è anzi il modo più veloce per ritrovarsi con profili fermi da mesi, che comunicano abbandono a chiunque ci capiti. Meglio partire da dove le persone ti cercano davvero, che per molte attività locali resta la ricerca su Google e le mappe, e valutare un canale social quando hai qualcosa da raccontare con una certa regolarità.
Conviene rifare o costruire il sito a settembre?
Dipende da quello che ti serve. Se parti da zero e lavori in zona, verificherei prima la scheda Google, se la tua attività è idonea. Se invece devi offrire qualcosa che richiede un sito, oppure quello attuale blocca le richieste, il sito può venire prima. Definisci il lavoro necessario e i tempi realistici: il calendario, da solo, non decide la priorità.

